Una ipotesi

Essendo abbastanza il là con gli anni (classe 1940) ed avendo vissuto anche i tempi del dopoguerra ricordo che abbiamo ricostruito l’Italia con i nostri sacrifici e la volontà di fare, con pochi aiuti o contributi esterni ma tanto entusiasmo e buona volontà.

Forse ora potremmo riprovarci.

Ci sono migliaia di beni pubblici inutilizzati ed in stato di degrado che potrebbero essere riconvertiti o messi a reddito perché turisticamente rilevanti Ci sono paesi che hanno riconvertito posti di assoluto degrado in centri turistici affollatissimi (vedi la Germania con la zona della Ruhr).

Ci sono paesi che hanno saputo trasformare gli handicap in atout. Ad esempio la Spagna con il museo d’Arte Guggenheim a Bilbao (1997) costruito a tempo di record sul luogo di un vecchio terreno industriale (grazie alla velocità di attuazione imposto dal capo dello stato). Era stato proposto all’Italia ma non fummo in grado di garantire la velocità di attuazione richiesta a causa dei lunghissimi iter burocratici. Certo l’investitore era la fondazione Guggenheim che possedeva le opere d’arte da esporre ma noi potremmo avvalerci della normativa che impone ai grandi musei il prestito d‘arte.

L’Italia soffre di un dissesto idrogeologico terrificante perché dotati di strutture  vecchie, inadeguate ed obsolete oltre che frutto di errori (?) nel costruire dove non si sarebbe dovuto costruire o di interventi sui territori errati e disastrosi; infatti ci sono migliaia di Comuni a rischio per carenza di interventi o per interventi parziali e non conclusivi tanto che quotidianamente o quasi avviene qualche disgrazia (evitabile almeno in parte) i cui interventi di riparazione strutturale e dei danni costano più di quanto sarebbe costato prevenire, (vedi Cinque terre, Genova, Calabria, etc……etc….) oltre alla sofferenza umana di chi si vede sottratti casa e lavoro. La lista degli interventi da fare e dei Comuni a rischio è già disponibile perché già stilata dalla Protezione Civile.

Perché non attuare una specie di stato di calamità nazionale generale (come se si fosse nell’immediato dopoguerra) e destinare progetti e risorse, anche approfittando degli aiuti della Comunità Economica Europea, al ripristino del territorio (vastissimo) e di tanti beni culturali bisognoso di interventi creando una serie di volani locali (Comune per Comune ma con una Authority Regionale di controllo e direzione con opportuni poteri per superare le burocrazie territoriali), facendo ed attuando programmi di recupero e ripristino gestiti localmente, con mano d’opera ed aziende locali, e con l’intervento di privati, laddove si tratti di recuperare beni artistici e territori culturalmente rilevanti, permettendo la totale detrazione fiscale del costo sostenuto o affidando ai  privati stessi la successiva gestione commerciale del bene sul quale sono intervenuti.

Abbiamo bisogno di sistemazioni idrogeologiche, di ponti, viadotti, sistemazione di fiumi e torrenti, riforestazione, recupero di bellissimi paesaggi, strutture ed siti archeologici rilevantissimi (alcuni anche patrimonio dell’umanità oltre che nostro). Perché non tentare anche noi di trasformare gli handicap in atout?

A mio sommesso avviso intervenire su questi territori innesterebbe un volano di nuovo lavoro con assorbimento di nuova mano d’opera, lavoro ad aziende, soprattutto locali, che vogliano investire su queste attività e con il contributo della Comunità Europea oltre che con quello dei singoli Comuni che potrebbero utilizzare il nuovo gettito derivante dalla reintroduzione della ICI prima casa e dalla rivalutazione delle rendite catastali.

Il recupero di siti e beni culturali in stato di degrado (o peggio abbandono) potrebbe costituire altro volano per l’attività turistica che è la maggiore industria italiana non inquinante

Laddove possibile spingere alla costituzione di nuovi poli di attrazione turistica (vedi Ruhr), ovvero agevolando la costituzione di piccoli poli museali locali, in zone turisticamente attraenti (dove quasi sempre mancano), dotandoli, a rotazione, di parte del surplus di opere d’arte che giacciono negli scantinati dei nostri più importanti musei), creando, anche qui, occasione di nuovo lavoro per i giovani che potrebbero essere occupati come guide, interpreti, addetti alla sorveglianza ed al restauro etc.

Quale turista, delle migliaia che vengono in Italia (anche in città non importanti), non visiterebbe un museo locale offrendogli di poter vedere opere d’arte che non conosce e che potrebbe non vedere in futuro?

A questi siti si potrebbero affiancare attività commerciali come bar,ristoranti, negozi di souvenirs, piccole linee di autobus turistici, baby gardens etc…. che spingerebbero l’intervento dei privati, (nuovi investimenti e nuova mano d’opera).

E’ solo un’idea ed un suggerimento, credo fattibile, e ciò potrebbe affiancare le risoluzioni dolorose che il nuovo governo si appresta a emanare e forse ridurne la portata (almeno un po’!) evitando di vendere all’incanto cose o beni di cui domani potremmo pentirci

Ai tecnici studiarne la fattibilità e la programmazione.

Dr. Alberto dei Guidi

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